Menu principale:
La crescita è uno degli eventi fisiologici naturali più affascinanti. Nel cane giovane lo scheletro matura in modo molto rapido e questa maturazione è la risultante di interazioni genetiche, ambientali e nutrizionali. La componente genetica può essere controllata dagli Allevatori, mediante l’importante lavoro della selezione, eliminando dalla riproduzione i soggetti affetti o possibili portatori di tare genetiche. Il livello di attività fisica cui il cane è sottoposto e la temperatura dell’ambiente in cui il cane vive dipendono, ovviamente, dal proprietario, mentre lo stato di salute dell’animale dipende dalla stretta collaborazione tra proprietario e Medico Veterinario. L’alimentazione è normalmente scelta dal proprietario sulla scorta dei suggerimenti del Medico Veterinario e dell’Allevatore.
Numerosi principi nutritivi possono influenzare negativamente la crescita del cucciolo. Uno dei principali fattori nutrizionali indagati come causa o concausa di malattie scheletriche del cucciolo è il calcio.
E’ il livello assoluto di calcio contenuto nella dieta piuttosto che lo squilibrio tra calcio e fosforo che influenzano -
TRE ORGANI, DUE CELLULE E TRE ORMONI NE REGOLANO IL METABOLISMO
Il calcio svolge nell’organismo numerose funzioni vitali senza le quali l’animale non potrebbe sopravvivere. Entra in gioco nella conduzione dello stimolo nervoso, nella contrazione dei muscoli -
Per mantenere la calcemia, cioè la concentrazione di calcio nel sangue, ad un livello costante, tre organi sono stati incaricati di gestire questo minerale in modo coordinato: l’intestino, l’osso ed il rene.
TRE ORGANI IMPORTANTI
L’intestino tenue è il primo sito di controllo sulla quantità e sulla qualità dei principi nutritivi che transitano attraverso l’apparato digerente. Per quanto riguarda il calcio esistono due tipi di assorbimento intestinale: il primo attivo, cioè dipendente dalla “volontà” dell’organismo, e il secondo passivo, quindi indipendente da questa “volontà”. Nel cucciolo l’assorbimento passivo è sempre e comunque massimo, forse per fare fronte ad eventuali periodi di carestia che sarebbero nefasti nel periodo dell’accrescimento; il cucciolo, quindi, non è in grado di limitare il proprio assorbimento di calcio. Nell’adulto l’assorbimento passivo è invece minimo e l’assorbimento attivo gioca il ruolo principale. Quindi solo il cane adulto è in grado di decidere la quantità assimilabile di calcio apportato dalla dieta. Somministrare calcio in eccesso rispetto i fabbisogni per la crescita in un cucciolo significa inevitabilmente obbligare il cucciolo ad assorbire il minerale, anche quando in eccedenza, con tutto ciò che ne consegue.
L’osso, come abbiamo già detto, è il magazzino di questo importante minerale. Quando l’organismo assume calcio in eccesso lo stocca a livello osseo per poi recuperarlo nel momento del bisogno. Ovviamente, come tutti i magazzini, anche questo può riempirsi solo fino ad un certo punto, oltre il quale l’eccessivo accumulo diventa causa di possibili patologie scheletriche.
I reni, attraverso l’inibizione dell’escrezione del calcio, sotto l’influenza dell’ormone paratormone, consentono di limitarne l’eliminazione attraverso le urine nelle situazioni di carenza. Purtroppo il meccanismo contrario è inefficiente per cui l’ormone antagonista del paratormone, la calcitonina, non consente l’eliminazione del calcio in eccesso.
Ricapitolando: il cucciolo è obbligato ad assimilare tutto il calcio che gli viene fornito con l’alimentazione attraverso l’assorbimento passivo, lo può accumulare fino a saturare il proprio magazzino (l’osso), e non ha un rubinetto di sfogo adeguato per l’eliminazione. Di conseguenza non ha armi fisiologiche per potersi difendere da una sovraintegrazione di calcio.
Una possibile spiegazione circa un tale meccanismo di controllo imperfetto è da attribuire, secondo chi scrive, al fatto che il rapporto calcio/fosforo nella carne è estremamente sbilanciato a favore del fosforo quindi la natura, o l’evoluzione, ha “pensato”, per un carnivoro, di fare acquisire tutto il calcio acquisibile e di poterlo accantonare nello scheletro per non correre il rischio di rimanerne senza. Ovviamente il meccanismo evolutivo non ha pensato all’intervento dell’uomo guastatore o “integratore” e quindi non ha lasciato spazio per un rubinetto di sfogo funzionante in caso di eccesso.
DUE CELLULE E TRE ORMONI AL SERVIZIO DEL BENESSERE
Due tipi cellulari governano prevalentemente il riassorbimento e la deposizione di calcio a livello osseo: gli osteoblasti e gli osteoclasti. Il compito degli osteoclasti è quello di mobilizzare il calcio dalle ossa per renderlo disponibile nel sangue, mentre il compito degli osteoblasti consiste nell’immagazzinare il minerale prelevato dal sangue nello scheletro Gli osteoblasti alloggiano direttamente a contatto con la matrice ossea mentre gli osteoclasti entrano in contatto con l’osso solamente quando gli osteoblasti si contraggono, attivati dall’ormone paratormone .
I principali ormoni deputati al controllo del metabolismo del calcio sono il paratormone, la calcitonina ed il colecalciferolo o vitamina D e vengono prodotti e rilasciati in circolo dall’organismo a seconda della concentrazione di calcio nel sangue. Il paratormone, prodotto dalle ghiandole paratiroidi, agisce attivando gli osteoblasti (che si contraggono permettendo agli osteoclasti di venire a contatto con l’osso per il riassorbimento del calcio). La calcitonina, prodotta dalle cellule parafollicolari della ghiandola tiroide, non ha attività sugli osteoclasti ma agisce inattivando gli osteoblasti che, riespandendosi, si interpongono nuovamente fra osteoclasti e matrice ossea impedendone il riassorbimento . La vitamina D favorisce il rimaneggiamento osseo fisiologico e promuove l’assorbimento del calcio a livello intestinale. Contrariamente a ciò che avviene nella specie umana, il cane non è in grado di produrre vitamina D a livello cutaneo con l’aiuto dei raggi ultravioletti e quindi è totalmente dipendente dalla dieta per l’apporto di tale vitamina.
Il paratormone o PTH è un ormone ipercalcemizzante, viene cioè prodotto allo scopo di alzare la calcemia quando il livello di calcio nel sangue è basso. La calcitonina è un ormone ipocalcemizzante, quindi viene prodotto per abbassare la calcemia quando il livello di calcio nel sangue è troppo alto. La vitamina D è considerata come un ormone attivatore del metabolismo osseo sia per l’osteogenesi (produzione di osso) che per l’osteolisi (riassorbimento osseo) quindi per il cosiddetto rimaneggiamento osseo.
IL CALCIO E LE MALATTIE
Le patologie scheletriche correlate al calcio possono essere classificate in patologie da eccesso e in patologie da carenza.
Le malattie da eccesso di calcio si verificano al giorno d’oggi con una prevalenza molto superiore a quelle da carenza.
A nostra conoscenza, l’incidenza relativa delle patologie correlate al calcio non è mai stata documentata da nessuno studio; tuttavia, per dare un’idea, seppur approssimativa, dell’incidenza delle malattie elencate di seguito, gli autori riportano indicativamente la propria personale casistica tenendo presente che l’attività clinica degli stessi è prevalentemente o esclusivamente di tipo ortopedico.
La displasia dell’anca
E’ una malattia dell’articolazione coxofemorale caratterizzata da lassità dei legamenti e della capsula articolare con conseguente instabilità, sublussazione e raramente lussazione articolare che portano inevitabilmente ad un alterato carico ponderale e successiva artrosi. E’ la patologia ortopedica non traumatica di più frequente riscontro nei cani di taglia grossa e gigante pur avendo un’alta prevalenza anche nel Bulldog, nel Carlino e negli Spaniels, e milioni di cani al mondo ogni anno sono colpiti da questa malattia; è una patologia dello sviluppo e non strettamente congenita (che significa presente dalla nascita) e i fattori che contribuiscono alla sua genesi hanno il loro massimo peso nei primi sei mesi di vita. Cani con accrescimento più veloce degli standard di razza hanno una maggiore prevalenza di displasia dell’anca rispetto ai cani con curve di accrescimento sotto quelle standard di razza. La malattia ha una componente genetica importante, ma l’alimentazione influenza l’espressione dei geni modificando così la velocità di accrescimento. Il grafico riportato in figura 7 rappresenta la prevalenza della displasia dell’anca di alcune razze di cani; dati più in dettaglio sono stati pubblicati su Internet dalla OFA (Orthopedic Foundation for Animals al sito www.offa.org/fhdggk.htm).
Il coefficiente di ereditabilità di questa malattia varia da 0,2 a 0,5; ciò significa che il DNA influisce sul manifestarsi della stessa per circa il 20-
La displasia dell’anca è diagnosticabile già al sesto mese di età mediante uno specifico studio radiografico consistente nel test di distrazione. I cani affetti in modo grave dimostrano precocemente notevoli difficoltà “nell’impennarsi” nel correre, fare le scale e possono presentare una zoppia mono o bilaterale di grado variabile. La diagnosi si basa sulla visita clinica e viene confermata dal quadro radiografico.
L’Osteocondrosi è una alterazione dell’ossificazione encondrale, per cui, durante il processo di maturazione delle cellule cartilaginee non avviene la loro trasformazione in osso maturo in un’area circoscritta della cartilagine. L’OC colpisce le cartilagini d’accrescimento o fisi (cioè le cartilagini che permettono all’osso di accrescersi in lunghezza) e/o le cartilagini articolari. A livello articolare questa area, non trasformandosi in osso maturo ma permanendo cartilaginea, è più vulnerabile e si può indebolire sotto le sollecitazioni ponderali fino a staccarsi per dare così l’OsteoCondrite Dissecante o OCD. Anche questa, come la precedente, è una malattia dello sviluppo e non congenita. I segni clinici si manifestano normalmente fra i 4 e gli 8 mesi di vita con una zoppia talvolta improvvisa, ma solitamente progressiva, con conservato appoggio dell’arto interessato. La malattia è segnalata in numerose razze e colpisce per lo più le cartilagini articolari di omero prossimale (cosiddetta osteocondrite dissecante scapolo-
UNA MALATTIA MULTIFATTORIALE
La malattia è multifattoriale. Fra i fattori determinanti vi sono la genetica, il rapido accrescimento e l’eccesso di calcio. E’ l’eccesso assoluto di calcio, con o senza eccesso di fosforo, e non l’eccesso relativo di calcio a giocare un ruolo importante nella genesi di questa affezione. Grandi quantità di calcio in una dieta casalinga o una dieta bilanciata somministrata in eccesso (quindi con la stessa quantità assoluta di calcio) portano allo stesso risultato. Quindi sovraintegrare una dieta casalinga con un cucchiaio e mezzo di sali di calcio anziché un cucchiaio o somministrare il 50% in più di una dieta preconfezionata (croccantini) porta inevitabilmente ad eccesso di calcio che, come abbiamo visto, il cucciolo assimila in toto ed immagazzina a livello scheletrico andando a disturbare l’accrescimento osseo. La malattia può causare deviazioni angolari degli arti (se colpita è la cartilagine d’accrescimento), tumefazioni articolari (versamenti) e, ovviamente, zoppia (quando è colpita la cartilagine articolare) che, quando è bilaterale, riporta il cane ad un’andatura simmetrica, seppur anomala, e quindi più difficilmente individuabile da un occhio poco allenato . La conferma della diagnosi è ancora una volta radiografica.
Panosteite eosinofilica o enostosi
Colpisce i cani in rapido accrescimento fino generalmente all’anno di età; rare sono le segnalazioni della malattia in pazienti di età superiore ed eccezionali quelle relative a cani adulti (4-
La tendenza a somministrare calcio in eccesso da parte di Veterinari, Allevatori e Proprietari di cani porta nel cucciolo ad un alto assorbimento del minerale a cui consegue un inevitabile ipoparatiroidismo ed un ipercalcitoninismo (per mantenere la calcemia costante vengono inattivati gli osteoclasti, con conseguente riassorbimento osseo, ed attivati gli osteoblasti così che il calcio in eccesso venga “accatastato” a livello scheletrico). I cani di grossa taglia hanno un notevole fabbisogno di apporto sanguigno a livello metafiso-
I segmenti ossei più colpiti sono l’omero, l’ulna, il radio, la tibia ed il femore. La malattia si manifesta con una zoppia di grado variabile ed insorgenza improvvisa che può migrare, nell’arco di settimane o mesi, anche ad altri arti. A volte può essere presente un rialzo termico. Non vi sono correlazioni dimostrate con la tonsillite, quindi la tonsillectomia (asportazione delle tonsille) non trova indicazione alcuna nell’approccio terapeutico a questa malattia. Il sospetto diagnostico si emette dopo una visita clinica ortopedica e la conferma del sospetto deve essere radiografica. A volte importanti quadri radiografici possono essere associati ad una lieve zoppia o essere un riscontro occasionale durante una indagine radiografica per un’altra patologia scheletrica così come non sempre importanti zoppie danno come riscontro radiografico un quadro eclatante.
LE PATOLOGIE DA CARENZA
L'Iperparatiroidismo secondario nutrizionale.
La carenza di calcio nella dieta o il suo mancato assorbimento a livello intestinale per un lungo periodo di tempo fa aumentare inevitabilmente la produzione di paratormone (PTH) ed il suo riversamento nel circolo sanguigno da parte delle ghiandole paratiroidi. Il PTH stimola l’attivazione della vitamina D a livello renale la cui azione, a livello intestinale, favorisce un maggiore assorbimento attivo di calcio e fosforo; stimola inoltre, seppur indirettamente, l’attività degli osteoclasti, che riassorbono il calcio ed il fosforo dallo scheletro. Quando il calcio assorbito dall’intestino è comunque insufficiente per soddisfare i fabbisogni giornalieri di mantenimento e crescita, soprattutto nelle razze di taglia grossa o gigante, l’unica sorgente di calcio disponibile rimane lo scheletro. L’osso, depauperato della sua componente minerale, si assottiglia ed indebolisce e può arrivare a fratturarsi anche solo sotto il normale peso corporeo del cucciolo durante la normale attività quotidiana (frattura patologica). Le fratture patologiche possono talvolta interessare anche i corpi vertebrali con conseguenti compressioni a carico del midollo spinale e successiva paralisi motoria a volte irreversibile.
La malattia colpisce normalmente cuccioli, o intere cucciolate, di pochi mesi di vita alimentati con diete sbilanciate (con limitato apporto di calcio) o esclusivamente carnee (la carne ha un basso contenuto di calcio). Per tale motivo questa patologia viene chiamata dagli autori anglosassoni “all meat syndrome” ossia sindrome della dieta esclusivamente carnea.
Questa affezione non passa inosservata: i cani si presentano riluttanti al movimento o addirittura incapaci di muoversi. Le ossa possono apparire ricurve, la colonna vertebrale inarcata (cifosi) e la palpazione dei segmenti ossei evoca normalmente una risposta dolorifica con conseguente reazione del cucciolo visitato. La diagnosi si basa sulla raccolta anamnestica alimentare (diete sbilanciate o esclusivamente a base di carne da più giorni), sulla visita clinica e sulla conferma radiografica delle alterazioni ossee. Le analisi di laboratorio per la determinazione del calcio ematico, del fosforo ematico e dell’enzima fosfatasi alcalina nel sangue a poco o a nulla valgono se non affiancate alla determinazione dell’ormone PTH nel sangue. Calcio e fosforo vengono comunque mantenuti costanti nel sangue dal complicato meccanismo del metabolismo calcico e la causa della frattura patologica è da ricercarsi nell’esigenza dell’organismo di mantenere questi parametri costanti in circolo. La determinazione del PTH non è un esame di laboratorio di routine, è complicato e molto costoso e peraltro non indispensabile visto che uno studio radiografico ben condotto dell’apparato scheletrico è più che sufficiente per porre la diagnosi definitiva.
IL RACHITISMO
E’ una malattia rarissima causata dalla carenza di vitamina D (ipovitaminosi D). Il cane non è in grado di sintetizzare questa vitamina a livello cutaneo sotto l’influenza dei raggi ultravioletti come avviene invece in numerose altre specie incluso l’uomo. La vitamina D deve pertanto essere assunta con la dieta ed attivata successivamente a livello epatico e poi renale. Se il cucciolo viene alimentato con una dieta carente in vitamina D dapprima utilizza le sue riserve, quindi va inevitabilmente incontro ad ipovitaminosi con alterazioni inevitabili a carico del rimaneggiamento osseo e a mancato assorbimento di calcio a livello intestinale. Anche una dieta con normale apporto di vitamina D e contenuto di calcio in eccesso può condurre a rachitismo. L’eccesso di calcio nella dieta porta a ipoparatiroidismo vale a dire ad una diminuzione della produzione di paratormone (ricordiamo che il PTH è un ormone ipercalcemizzante quindi in caso di eccesso di calcio non viene prodotto). La carenza di PTH inibisce l’attivazione della vitamina D a livello renale allo scopo di interrompere l’assorbimento attivo, vitamina D dipendente, con una conseguente ipovitaminosi D organica. Vale a dire che l’organismo ha una giusta quantità di Vit. D ma non riesce ad attivarla a livello renale. Mancando la Vit. D attiva -
La dieta sbilanciata, povera in grassi animali che contengono la vitamina D (che è liposolubile e cioè si scioglie nei grassi) o ricca in sali di calcio, è la causa di questa patologia.
Il cucciolo è riluttante al movimento e può anche rifiutare la stazione quadrupedale. Alla palpazione delle ossa viene normalmente evocato il dolore e si possono riscontrare arti ricurvi, fratture patologiche a carico delle ossa lunghe e delle ossa brevi (vertebre).
La diagnosi si basa sulla raccolta dell’anamnesi alimentare, sulla scorta della visita clinica e sulla valutazione delle immagini radiografiche.
L’IMPORTANZA DI UNA DIETA BILANCIATA
Un carnivoro libero in natura va a caccia e si nutre della sua preda che costituisce quindi per lui un’alimentazione bilanciata in quanto gli consente di acquisire le proteine dalla carne, i grassi dal tessuto adiposo e con questi le vitamine liposolubili, immagazzinate anche nel fegato, il calcio e il fosforo dalle ossa, la fibra dal contenuto intestinale della preda ecc.
L’alimentazione casalinga difficilmente può essere un’alimentazione bilanciata in quanto i proprietari hanno la tendenza a dare ai loro cani carne magra, aggiungendo solo di rado gli integratori oppure mettendone a dismisura convinti del fatto che se un cucchiaino di integratore fa bene, due faranno meglio e tre meglio ancora.
Circa l’80% della crescita di un cane di taglia grossa avviene nei primi otto mesi di vita. Questo ci può far comprendere come squilibri alimentari nei primi mesi di vita possano causare patologie ortopediche già intorno al sesto-
Nel mondo, nonostante tutto, persiste la tendenza fra Veterinari, Allevatori e Proprietari di cani a integrare le razioni preconfezionate (già bilanciate quindi) con calcio o ad integrare la dieta casalinga con quantità di calcio esagerate: perché ?
I primi alimenti preconfezionati commercializzati per cani erano probabilmente carenti in calcio. E’ così invalsa l’abitudine tra gli Allevatori (e non solo) di integrare la dieta e questa stereotipata abitudine si è poi trasformata in un vizio terapeutico, o profilattico, che continua inspiegabilmente a perpetuarsi nel tempo.
I sintomi di molte patologie ortopediche del periodo dell’accrescimento come la displasia dell’anca, l’OCD, la panosteite eosinofilica ecc sono spesso autolimitanti. La remissione dei sintomi (che comunque sarebbe avvenuta spontaneamente nella maggior parte dei casi) dopo la somministrazione di calcio ha spesso avvalorato l’ipotesi che il cane stesse zoppicando per una carenza di quest’ultimo elemento.
La convinzione che integrare la dieta con un cucchiaio di calcio fa bene e, di conseguenza, due fanno anche meglio, ha portato molte razioni ad essere sovraintegrate all’eccesso.
Moltissimi libri di cinologia consigliano ancora oggi, inspiegabilmente, l’integrazione con calcio e vitamine che viene considerata un dogma assoluto e quindi applicata anche all’alimentazione preconfezionata che già ne contiene una giusta quantità.
Due meccanismi entrano in gioco per dare senso di sazietà in un animale. Il primo è dato dalla distensione delle pareti dello stomaco (senso immediato di sazietà) ed il secondo avviene dopo l’assorbimento dei principi nutritivi (senso più tardivo di sazietà). I cibi preconfezionati secchi contengono solo una minima quantità di acqua, circa il 10%. Al contrario una bistecca contiene circa l’80% di acqua e solo il 20% di sostanza secca (quasi tutte proteine). Somministrare ad esempio ad un cucciolo solo 100 grammi di cibo secco preconfezionato in più rispetto ai suoi fabbisogni significa fornirgli un equivalente in bistecche pari a 450 grammi (quasi una fiorentina da mezzo chilo).
Inoltre una fiorentina da mezzo chilo andrebbe a distendere, una volta ingerita, lo stomaco del cucciolo dandogli immediatamente senso di sazietà. Il cibo secco invece, essendo molto concentrato non può dare senso immediato di sazietà pur fornendo un giusto apporto di principi nutritivi. Di conseguenza, il Proprietario, non adeguatamente informato, è portato a somministrare una quantità di croccantini maggiore di quella suggerita dall’azienda produttrice.
Esiste inoltre la tendenza all’impiego, nel cucciolo, di cibi preconfezionati per cani adulti che hanno una minor concentrazione energetica. Se si vogliono quindi soddisfare i fabbisogni energetici del cucciolo, che sono almeno doppi rispetto a quelli dell’adulto, è necessario somministrare una quantità di cibo maggiore. Se i due alimenti contengono concentrazioni simili di calcio si andrà inevitabilmente incontro ad un somministrazione maggiore e quindi ad un eccesso di calcio.
In passato i cani venivano alimentati con diete casalinghe che presumibilmente portavano a patologie da carenze, oggi vengono alimentati con mangimi bilanciati ma, purtroppo, spesso somministrati in eccesso e/o integrati in modo inadeguato e quindi causa di patologie da eccesso. La gestione ideale dell’accrescimento dovrebbe prevedere una alimentazione con diete specifiche per questi cani studiando le curve di crescita ideali per categorie di taglia o addirittura per singola razza e fornite rigorosamente in quantità adeguate. Nel cane in accrescimento, l’astensione da qualsivoglia integrazione, quando non specificamente indicata, costituisce sempre e comunque il primo comandamento.
Autore
Dr. Vet. Carlo Maria Mortellaro
Dr. Vet. Massimo Petazzoni
www.cvmilanosud.it